San Rocco


     San Rocco costituisce un caso, non raro di santo che riscuote una vasta devozione popolare e allo stesso tempo costituisce un rompicapo per gli storici. Ma va subito detto che le scarse notizie che si hanno su di lui non hanno impedito a San Rocco di essere uno dei santi più venerati in Europa dall’inizio del Quattrocento fino alla fine dell’Ottocento.

 

     Gli storici sono ormai concordi nel fissare la vita di San Rocco alla seconda metà del Trecento, anzi la cronologia più accreditata fissa la sua nascita al 1345 e la sua morte al 1376. Rocco nacque nella città di Montpellier, capoluogo della Linguadoca (storica regione meridionale della Francia). Si trattava di una città di notevole importanza culturale essendo sede di una delle migliori facoltà di medicina dell’Europa di allora. Nato in una famiglia agiata, anche se non nobile, Rocco rimase orfano in giovane età. Privo ormai di familiari, Rocco decise di vivere come pellegrino. Nell’epoca medievale il pellegrinaggio costituiva una delle opere ascetiche per eccellenza, viste le condizioni di privazioni e di insicurezza in cui si metteva chi si incamminava per santuari lontani. Nella cristianità basso-medievale Rocco divenne il pellegrino per eccellenza e come tale è raffigurato, con le vesti che erano tipiche dei pellegrini: il cappello a tese larghe per ripararsi dalla pioggia e dal sole, la veste a mezza gamba stretta da una cintola dalla quale pende un rosario a grani grossi, una cappa sulle spalle (che prenderà appunto il nome di “sanrocchino”), la conchiglia appesa alla cappa (segno dei pellegrini che si recavano a Santiago de Compostela, nel limite nord-occidentale della Spagna), il bordone ossia il grosso bastone alla cui sommità pende una zucca vuota che serviva da borraccia.

 

     Messosi in cammino per Roma, gli sembrava che il suo pellegrinare e pregare fosse ancora poca cosa per vivere intensamente il Vangelo: furono le circostanze esteriori che si incaricarono di offrirgli un ulteriore campo di attività. Infatti giunto a poca distanza da Roma, nella cittadina di Acquapendente, trovò che era scoppiata un’epidemia di peste. La peste era un morbo particolarmente virulento; la sua presenza si manifestava attraverso dei bubboni violacei sulla pelle, seguiva una forte febbre e la morte interveniva nel giro di pochi giorni. Si trattò di un morbo che nel Trecento flagellò l’Europa in modo impressionante: il bacillo giunse dall’Oriente portato dalle pulci che vivevano sui ratti che immancabilmente trovavano posto nelle navi che trasportavano granaglie e generi alimentari. Dalla Sicilia il morbo si diffuse in modo inesorabile al resto della penisola italiana e da qui all’Europa centrale. Particolarmente devastata fu la Germania ove nel biennio 1348-49 perirono i due terzi degli abitanti. Ebbene, per tornare a San Rocco, giunto ad Acquapendente si dedicò alla cura degli ammalati. Da qui poi passò a Roma ove si dedicò con devozione alla visita dei luoghi santi, legati al culto dei santi Pietro e Paolo e dei primi martiri; allo stesso tempo continuò a dedicarsi alle opere di misericordia verso gli ammalati e tra questi ne incontrò uno particolarmente ragguardevole. Si trattava del cardinale Anglico Grimoardo, il quale una volta guarito volle presentare Rocco a papa Urbano V. Dopo tre anni di permanenza a Roma, Rocco riprese la via del ritorno in patria. Il viaggio attraverso la penisola fu scandito da tappe in cui si dedicava alla cura degli ammalati: Cesena, Rimini, Novara, Piacenza furono luoghi in cui Rocco, trovando ammalati di peste, si fermò per offrire la sua assistenza e portare sollievo ai sofferenti. Il morbo finì per colpire anche lui. Ciò accadde a Piacenza. Rocco allora, non volendo essere di peso a nessuno e desiderando evitare che altri si contagiassero a causa sua, si allontanò dalla città e trovò un rifugio preso la sponda del Po. Qui si dissetava con l’acqua di una sorgiva, mentre ogni giorno un cane, appartenente al nobile Gottardo Pallastrelli, gli portava del pane. Se il racconto del pane è innegabilmente un particolare agiografico (cioè fiorito dalla devozione popolare) è invece un fatto storico che Rocco venne soccorso dal nobile Gottardo Pallastrelli, che si occupò di lui. Mentre Rocco riceveva assistenza materiale da Gottardo, quest’ultimo ebbe da Rocco un esempio di virtù cristiana che lo indusse ad abbandonare il suo stile di vita spensierato e a vivere con più convinzione il Vangelo. Una volta ristabilitosi, Rocco si mise di nuovo in cammino e attraversato il Po passò in Lombardia e qui accadde un fatto inaspettato. Presso la cittadina di Angera, sul Lago Maggiore, alcuni soldati lo arrestarono; condotto dall’autorità giudiziaria, Rocco venne chiuso in carcere con l’accusa di essere una spia francese che vagava per la Lombardia fingendosi pellegrino. Rocco trascorse così gli ultimi anni della sua non lunga vita rinchiuso in carcere, vittima di una falsa accusa dalla quale non ebbe modo, e neppure volle, discolparsi. La fiducia in Dio lo sostenne nella prova più amara e lo aiutò a non soccombere sotto il peso particolarmente amaro di pagare per una colpa non commessa.

 

     Già a partire dagli inizi del Quattrocento il culto di san Rocco ebbe una diffusione straordinaria in tutta Europa. Caso straordinario, Rocco senza essere stato ufficialmente dichiarato santo dal papa venne venerato come tale in ogni angolo di Europa: la devozione dei fedeli aveva preceduto e poi sollecitato le decisioni dei pastori. Sarà infatti Gregorio XIII che sul finire del Cinquecento introdusse san Rocco nell’elenco ufficiale dei santi.


     La devozione nei confronti di San Rocco fu assai sentita nei territori soggetti a Venezia. Nel 1477 nella città lagunare era scoppiata un’epidemia di peste ed alcuni fedeli diedero vita ad una confraternita dedicata a San Rocco e sull’esempio del santo loro patrono, essi si dedicarono all’assistenza degli appestati. Negli anni seguenti il numero degli aderenti alla confraternita andò aumentando vistosamente; un particolare incentivo fu il fatto che nel 1485 vennero trasportate a Venezia le spoglie di San Rocco. La confraternita costruì allora un santuario e un palazzo per sede; il tutto venne adornato da magnifiche tele del Tintoretto e ancor oggi la Scuola di San Rocco costituisce una delle più importanti mete turistiche di Venezia.

 

     Da Venezia il culto si diffuse anche nelle nostre zone. Nella zona feltrina la più antica chiesa dedicata al santo si trova nell’antica pieve di Servo, poco discosto dall’attuale cimitero. La chiesa doveva già esistere nel Quattrocento, certo è che venne consacrata il 10 luglio 1520 dallo spagnolo Michele Jorba, vescovo ausiliare di Trento. Dello stesso secolo è la decisione della città di Feltre di costruire una chiesa al santo. Nel 1529 la città di Belluno era stata colpita dalla peste e nel timore che il morbo giungesse anche a Feltre, la cittadinanza espresse il voto di costruire una chiesa in onore di San Rocco se Feltre fosse stata preservata dal contagio. Il Santo esaudì le preghiere, ma i feltrini furono assai lenti e svogliati nel mantener fede alla parola data. A quasi trent’anni di distanza dai fatti, nell’agosto 1556, il Maggior Consiglio della città si limitò a scegliere l’area su cui doveva sorgere la chiesa: sulla piazza maggiore della città. Passarono ancora vent’anni perché si celebrasse la posa della prima pietra, avvenuta il 5 luglio 1576 per mano del vescovo Filippo Maria Campeggi. Infine, a più di un secolo di distanza dal voto, la chiesa venne consacrata nel 1632 dal vescovo Giovanni Paolo Savio.


     La devozione a san Rocco è molto sentita nei paesi di Formegan e di Rasai. In queste due località il loro culto s’impose dopo la grave epidemia di colera del 1835. Nella parrocchia di Santa Giustina nel biennio 1835-36 le vittime del colera furono poco più di 400; il villaggio di Formegan si votò a San Rocco e da allora celebra con solennità la festa del santo.

 

     E a Pez il culto di San Rocco quando giunse? E’ probabile che come a Formegan e a Rasai, anche nel nostro paese sia sorto in occasione della grave epidemia di colera del 1835. Di certo San Rocco non è patrono di Pez da secoli lontani. Infatti nella prima visita pastorale che ci resta della chiesa di Pez (svolta dal vicario generale Giovanni Battista Romagno nell’agosto del 1530) risulta che la chiesa era dedicata a S. Pietro, il quale come tutti possiamo vedere, compare al posto d’onore sul dipinto dell’altar maggiore.

Santo del giorno


Sant' Antonio Maria Claret
Vescovo e fondatore

La Liturgia del giorno